Iniziamo dalla Racing accumunando tutte le categorie, sia “prototipi” che “derivate di serie”.
Nel primo caso troviamo che lo spettacolo sta scandendo sempre di più.
Chi arriva dalla 250 c.c. sale sulle MotoGP e viaggia subito fortissimo, perché?
Presto detto.
Sono ben più difficili da guidare le 250 delle MotoGP.
Oramai sono diventate dei leoni ammaestrati: tanto potenziale da esprimere, ma ben represso.
Sembrano telecomandati, non dico che sono alla portata di tutti ma sicuramente da chi viene dalla gavetta del Motomondiale sì.
Che si voglia o no, dati alla mano è la storia che lo dice, queste moto non hanno niente a che vedere in quanto a difficoltà e talento di guida, alle moto di qualche tempo fà.
Lo spettatore inizia ad essere saturo di questo poco spettacolo e continuando su questa strada si rischia di far divenire la MotoGP noiosa come la F1.
Il capitolo piloti invece merita ben altre attenzioni.
Pensare che uno Stoner sia passato da tante cadute a stagione a non cadere mai, ci fa storcere un pò la bocca.
I soprannomi non vengono dati per caso e noi tutti sappiamo quale sia il suo e forse un pò troppa elettronica lo ha fatto diventare “bravo”.
Ducati schiera 4 moto: due campione del mondo e le altre due sono l’evoluzione di quella che ha stravinto il mondiale....ben 3 di queste moto veleggiano negli ultimi 3 posti, che vorrà dire?
E’ la moto vincente o è il pilota che gira il gas inconsciamente sicuro che ciò che gli hanno garantito gli ingegneri è vero?
Da qui inevitabile non parlare di Melandri oramai stretto come un “gatto all’uscio”.
Non tanto per la qualità della moto o con il feeling non trovato, ma in quanto al fatto che doveva essere una grande promessa, la risposta al dopo Rossi e invece, questo talento non è mai definitivamente esploso, il treno è passato e le nuove leve vanno già molto più forte di lui, garantiscono migliori risultati e costano molto meno.
Idem dicasi per DeAngelis, perchè un pilota che non ha mai concretamente vinto niente ed invece ha mostrato più pelo sullo stomaco che sagacia nella tecnica di guida, non lo si porta nella classe regina....ma forse non lo è più la Classe Regina ed è diventato solo l’approdo di un pò troppi piloti senza la “P” maiuscola.
Una lancia la speziamo verso il bistrattato Rossi.
Che sempre deve dimostrare chi è, nonostante ben 7 e dico e ribadisco, 7 titoli mondiali vinti.
Sì, forse da quando vince meno ha mostrato anche lui le sue pecche nel modo di esprimersi e comportarsi, però l’assalto alla baionetta al quale è sottoposto da qualche stagione, non ci piace affatto.
Un solo dato, dei mille che potremmo sciorinare in suo favore: arrivòì in Yamaha e prese in mano un Team, una moto e una società alla deriva completa, oggi invece chi guida la M1 vola come un razzo, la moto è facile da guidare, subito intuitiva, veloce, equilibrata.
Anche per i team satelitti nonostante non abbiamo gli ultimi aggiornamenti.
E questo è tutto “Made in Rossi” perchè è l’unico a dare indicazioni tecnica alla Yamaha oramai da molti anni a questa parte.
Nel secondo aspetto invece l’attenzione si focalizza sul fatto che la SBK sta diventando una formula che sempre di più sta perdendo le sue connotazioni originali e questo in parte ci dispiace, troviamo sempre di più moto dissimili da quelle che acquistiamo ed immedesimarsi con la categoria ed i piloti, cosa che era all’origine della creazione della formula, diventa sempre più difficile.
E poi, proprio in questi giorni fa scalpore la notizia di BMW che entra nel mondiale Superbike, non tanto per il loro ingresso, già abbondantemente pompato nei mesi scorsi, ma quanto a coerenza nelle scelte aziendali.
A nostro modesto avviso non è possibile identiphicare fortemente la clientela su determinati canoni, far pagare queste icone molto di più rispetto a tutta la concorrenza, fare letteralmente per anni un vero e proprio lavaggio del cervello per far capire ai motociclisti che innovazione e futuro sono nelle loro scelte tecniche e poi, poi se si vuole andar forte bisogna accodarsi ed accumunarsi al gregge, in quanto quelle sono le uniche, vere e proprie scelte tecniche vincenti per le competizione.
Tutto questo fà specie e fà riflettere, soprattutto per chi in questi anni ha speso valanghe di euro per acquistare BMW, per far parte di un brand e poi ritrovarsi in fila con tutti gli altri.
Da qui parte lo spunto anche per la parte “commerciale” ed inizierei con il dire che il motociclista moderno è oggi molto confuso e capita sempre più frequentemente di ascoltare di “acquisti sbagliati”.
Come per BMW, anche Ducati talvolta non rende un buon servizio ai suoi clienti che pur di avere la scritta “Ducati Desmo...” sono disposti a tutto.
Come disse qualcuno ben più famoso di noi, sono solo “chiacchiere e distintivo”, perchè la differenza di costo con altri marchi non è assolutamente giustiphicata.
Comunque ben venga il Made in Italy, ci mancherebbe altro, ma ci piacerebbe vederlo in una dinamica molto più “user frendly” e molto meno appoggiata a massicce campagne pubblicitarie che intontiscono e distraggono l’acquirente.
Stesso dicasi per altri marchi, che offrono moto molto “estetiche”, molto “d’immagine” e molto poco livellate in quanto a prezzo/prestazioni/qualità di equipaggiamento...tranne per chi le acquista, perchè ha letto le prove sui giornali o perchè fa “fico in passeggiata”.
Le aziende insistono nel dire che voglio offrire un prodotto unico ai loro clienti e come tale lo offrono, lo pubblicizzano e lo vendono.
Se non fosse che, questo “prodotto unico” finisce spesso in mano ad operai (non per bistrattare la classe operaia, anche noi lo siamo, ma per indicare la poca disponibilità economica), neopatentati, ragazze o del tutto inesperti motociclisti che si sono fatti “abbindolare” da pubblicità e inverosimili prove lette sui giornali.
Spesso queste prove non riportano il vero valore tecnico/economico di una moto ma cercano di distogliere l’attenzione del cliente per cercare di convincerli di far parte di una “famiglia”, di una dimensione di veri intenditori delle motociclette, di un certo “class system” che in realtà, dopo anni di motociclismo, si capisce non esistere.
E’ vero, nessuno ci costringe all’acquisto, ma sarebbe più corretto che le aziende facessero campagne pubblicitarie più oneste e che non riducessero a servilismo i giornali che devono offrire al pubblico le giuste e corrette informazioni durante le prove delle moto.
Che senso hanno le innumerevoli serie di MV Brutale o F4 che offrono materiali e prestazioni totalmente fuori mercato e fuori prezzo.
E BMW Megamoto e HP2? Per non parlare di quella montagna di plastica dalla dubbia motorizzazione che è la G650.
Bimota Delirio?
Che senso ha ridurre la Ducati Monster in quell’oggetto che è quanto di peggio il gusto estetico italiano abbia partorito nell’ultimo decennio?
Che senso ha tenere 7 modelli di Multistrada e anche l’Hypermotard?
E chi ha speso fior di euro per la 999 e l’anno dopo si trova nel concessionario la sua stessa moto ad un prezzo nettissimamente inferiore, con conseguente crollo anche nel mercato dell’usato ed un nuovo modello molto più prestazionale del suo?
È evidente che non si cerca di prendere più quote di mercato ma si prova solo a spiazzare il cliente non offrendogli un giusto e corretto servizio.
MV Brutale o Ducati Hypermotard e compagnia cantante “fanno fico” e costano molto....però si ha un “PRODOTTO ESCLUSIVO”....
Sveglia gente!!! la campanella è suonata!!!