Moto Guzzi 850 VELONERO

Scheda Tecnica

MotorePropulsione a turbina eroderivata bialbero con 850 palette in materiali ceramici sinterizzati sovralimentata a sua volta con 8 turbine Garret a triplo intercooler. 4 spinterogeni in bronzo ionizzati in bagno di plasma fluido.
Potenza circa 4 Megawatt a 33200 g/min. Capacità serbatoio 495 Litri di biossido di nitrometano e acetilene.
Raffreddamento Radiatore di azoto liquido con doppie valvole di sovrappressione centrifughe a reazione d'inerzia.
TelaioAd alveoli esagonali piallati artigianalmente in estrusi di tungsteno.
SospensioniAnteriore forcella a solenoidi catodici gelatinosi e posteriore a balestre flettenti con smorzamento inerziale.
FreniSistema combinato di dischi+paracadute+ancora+incudine ad azionamento casuale.
Trasmissione Stroboscopica , con sistema a doppio maglio rotante su 3 assi.
Pneumaticiant. 120/70-8" e post. 450/30-21" Pirelli Incazzoid III
Prestazioni
dichiarate
Max ignota, potenza 4 Mw, peso in ordine di marcia 268 Kg, 400m con partenza da fermo in 0,2 sec. Con velocità di uscita oltre 314 Kmh...


  La Moto Guzzi 850 VeloNero ha rappresentato per anni un autentico mostro prestazionale.
  Le moto avversarie giapponesi che le contendevano le fette di mercato nel settore delle super sportive niente potevano contro i nudi e crudi numeri di cui era capace questo sofisticatissimo veicolo.
  Tutto nacque da una sfortunata partita a poker dell' allora biconte-marchese-barone Teomondo Guzzi nei Foppigi, fondatore dell' omonima Guzzi, durante la quale perse, contro tre obesi ed altezzosi industriali giapponesi, due ville e tre Ferrari d' epoca.
  Nonostante fosse demoralizzato per l' accaduto, i tre giapponesi senza scrupoli lo presero insistentemente per il culo tutta la sera, dicendogli che le sue moto non andavano una mazza, avevano ancora il raffreddamento ad aria e il basamento in ghisa...con i cilindri disposti a membro di segugio, e in piu che sua madre era una vecchia e grassa baldracca nemmeno degna di lavorare in un bordello di Saigon...
  Dopo quell' episodio Teomondo giurò a se stesso che avrebbe polverizzato le moto del sol levante creando un qualcosa che davvero non si era mai visto prima.
  OK gli insulti alla madre, ma le moto non si potevano toccare, questo affronto andava vendicato....e la vendetta per lui era un piatto che andava degustato a freddo...molto freddo.
  Il giorno successivo entrò in ufficio tecnico sfondando la porta con un calcio ed esclamò con il suo solito aplomb inglese : "Uè belin..avem de spaccar el culazz a ste fazzazze demmerd gialine, ve do un mes de temp pè projettar un mutor ca dev d' andar comm un' skioppettat 'io can !!!! Te capì??!! ".
  Partì senza sosta la progettazione del motore, una rivoluzionaria ed avanzatissima turbina modificata da elicottero militare modello Apache a sua volta dotata di 8 turbine di sovralimentazione.
  Rotava a 33200g/min e poteva erogare poco meno di 4 Megawatt grazie alla palettatura in materiali ceramici sinterizzati.
  L' entrata in coppia dello stadio di potenza spesso provocava la rottura del telaio e l' esplosione dei pneumatici.
  Dotata di 4 spinterogeni in bronzo ionizzati in bagno di plasma fluido era capace di indurre nel guidatore il famigerato "velo nero", fenomeno biofisico noto a tutti i piloti militari di caccia supersonici che consiste in una temporanea perdita della vista a causa della violentissima accelerazione.
  Praticamente il cervello rimaneva senza ossigeno.
  Chiunque guidasse la Guzzi 850 perdeva continuamente conoscenza alla prima apertura del gas e non si ricordava una mazza per una settimana.
  Per ovviare al problema fu sviluppata una tuta anti-G con un magnifico design firmato dal noto stilista omosessuale francese Jean Pierre Culaptois.
  La centralina di costruzione scandinava, era a nuclei ferro-fluidi con 6 processori Pentium Sapiens IV, riprodotti in laboratorio dopo il ritrovamento di un' astronave aliena in Nevada nel dopoguerra.
  Il cambio, completamente stroboscopico, sfruttava un sistema a doppio maglio rotante su 3 assi.
  La forcella, dotata di appendici aerodinamiche oblunghe, conteneva dei solenoidi catodici gelatinosi che eliminavano automaticamente i fenomeni del chattering.
  Il telaio, con struttura ad alveoli esagonali piallati a mano, consentiva per la prima volta ad una Guzzi di piegare oltre i 9.3 gradi senza che la moto oscillasse in curva come una gondola.
  Per frenare questo mostro prestazionale a tutti freni di normale concezione in commercio erano inutili, perfino i soliti Brembo in carbonio da GP alla prima pinzata si vaporizzavano.
  Teomondo Guzzi allora, sfavato come un caimano, chiese aiuto alla NASA per la fornitura di un lotto di impianti frenanti in ceramica amorfa termocristallina sviluppati per il nuovo Shuttle....ora la moto frenava leggermente ma un cambio delle pasticche, che duravano 15 pinzate, costava come un crociera ai Caraibi.
  L'impianto frenante raggiunse la maturità tecnica dotando la moto di flap aerodinamici, un' incudine, tre paracadute posteriori e un' ancora navale..un buon pilota con l' ausilio di questi ritrovati tecnologici poteva fermarsi dai 200 Kmh in 6 metri!
  Le prestazioni erano sconcertanti, nelle prove strumentali comparative sulle varie riviste motociclistiche la Velo Nero polverizzava qualunque altra moto...nei 400m da fermo mentre le altre ancora dovevano lasciare la frizione...la Guzzi era già a 314 Kmh...
  Questa moto sgommava in tutte le marce e realmente non si è mai saputo a che velocità potesse arrivare.
  Il biconte-marchese-barone Teomondo Guzzi nei Foppigi realizzò ben presto di aver schiacciato come pidocchi i giapponesi proprio la dove essi si ritenevano insuperabili, ossia sul piano delle prestazioni estreme.
  Volle personalmente ringraziare il team di progettazione per l' eccellente lavoro, scese le scale di corsa ed entrò in ufficio tecnico sfondando la porta con un calcio ed esclamò con il raffinato accento aristocratico che lo caratterizzava: "Uè belin..avem spaccat el culaz a sti cagariso giallin !!!! Staser baldraccazz e vinazz per tutti 'io can, pago io , te capì??!! ".
  La Velo Nero 850 ebbe uno straordinario successo commerciale tuttavia l' affidabilità era il suo punto debole, spesso la turbina spalettava sbriciolandosi in mille pezzi a causa di un fagiano o un pollo che finivano nella coclea di aspirazione.
  Talvolta l'ancora per frenare rimaneva incagliata in qualche guard-rail o lampione durante le staccate più sportive...sbarbando tutto.
  Il consumo era degno di un Transatlantico.
  Una Velo Nero in buone condizioni vale ancora molti soldi e può dare ancora grandi soddisfazioni..ma ve la sentite di aprire il gas?

  Papero

Giudizio

ParametroVoto*Note
Accelerazione  10 Godibile solo indossando l'apposita tuta anti-G by Jean Pierre Culaptois
Frenata  7Solo con un'ancora si riesce a bloccare il mezzo, ma la sede stradale rimane segnata per sempre.
Tenuta di strada  5 Con quelle prestazioni la si può utilizzare solo in diritta, le curve arrivano prima di poter impostare qualsiasi traiettoria.
Confort  4Un consiglio: non mangiate prima di montare su questa moto, vi ritrovereste tutto sulla visiera alla prima frenata.
Consumi  2Solo per portare la turbina a regime si consuma quanto una Hornet dimenticata a tutto gas per 10 anni
Prezzo  6Il prezzo può sembrare esorbitante, ma è da considerare che un domani può essere riconvertita in una piccola centrale di cogenerazione.

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