| Motore | Monocilindrico orizzontale di 1998cc diesel di derivazione Etiope con cricche da fatica di serie |
| Raffreddamento | Ad aria forzata con ventolone Termozeta in legno |
| Telaio | In tubi di pherro con trattamento termico fallito |
| Sospensioni | Forcella di derivazione Ural Slobozoid da Ø9mm con paraoli imporrati, monoammortizzatore di derivazione balistica |
| Freni | A tamburo in ottone ricotto in forno a legna |
| Trasmissione | Primaria a denti ovoidali, 6 rapporti pedale con frizione anticalcare |
| Pneumatici | Ant. 90/90 18" e post. 2X110/90 18" Michelin Kranium |
| Prestazioni dichiarate | Vel.max 12 Kmh, potenza max 0,78 Cv a 270 g/min. |
La storia di questo glorioso modello ha dell'incredibile e se questi fatti non fossero avvenuti realmente, leggendo, si stenterebbe a credere che siamo mai accaduti.
Moltissimi anni fa il dottore pazzo Sbiellostine, in circostanze rocambolesche, fuggì dall'Italia..
Era braccato senza pietà da Castiglioni perché in ufficio tecnico amava progettare catapulte fotovoltaiche di nascosto invece di motori plurifrazionati endotermici.
Sbiellostine si rifugiò quindi in un garage segreto nel cuore della Transilvania infestato da pipistrelli per portare avanti il suo folle progetto segreto che covava in cuor suo da sempre....assemblare un'unico motoveicolo attingendo dai vari rottami di cui poteva disporre rubandoli nel vicino cimitero di motociclette "Da Tarzanilor"
In un mese di furti notturni recuperò le prestigiose forche di una Ural Slobozoid da Ø9mm con i paraoli "special" gia imporrati di fabbrica, i cerchi di un Motom 49 a 6 travasi oblunghi grippato, lo scarico di un SWM Trial 125 corroso dalla salsedine, i fari di una Jawa Thunder 21cc, i freni a tamburo in ottone ricotto di una MUZ Stiantum 346cc, il serbatoio di un Motobecane Bobbiese Replica III° con campanellino al manubrio, la strumentazione a valvole termoioniche di una Hyosung 650 Apocalypse Type II, la sella di un Malaguti Fifty Top liquid cooled sequestrato dal KGB, il monoammortizzatore di una carabina ad aria compressa, lo spinterogeno di una motosega Raptor da competizione per Betulle canadesi ed infine il motore....si...il motore era il cervello malato dell'intera creatura meccanica: era un terrificante cesso monocilindrico Diesel di un Panzer appartenuto all'esercito Etiope riadattato all'uso capace di consumare più gasolio in un'ora di quanta ne potesse produrre una raffineria.
Assemblato il tutto durante un violento temporale un fulmine colpì i marchingegni a valvole collegati al tremendo cancello e questo si fuse insieme prendendo vita con un rombo simile ad una devastante flautolenza ai Fonzies+Pocket Coffee...il Dottore in preda ad una euforia omicida ci saltò sopra e fece un giro di notte a tutto fuoco nel vicino sobborgo di Bran dove i contadini che volevano dormire, incazzati neri per il baccano, al quarto passaggio del dottore davanti al bar lo accopparono impiccandolo e dando alle fiamme l'orribile cesso a motore.
Il calore del rogo deformò ulteriormente l'orrendo motoveicolo rendendolo ancor più mostruoso, persino peggiore di una Hornet.
Purtroppo prima di morire il dottore aveva conservato i suoi pholli appunti con annessi progetti dell'immondo veicolo vicino alla finestra aperta del suo studio.
Per ironia della sorte finirono, trasportati dall'impetuoso vento dei Carpazi, in mano a un giovane turista vicentino di nome Teo Busdringhi (nei Foppiani) aspirante ingegnere raccomandato dal CEPU che era in visita in quelle remote zone dell'est europeo per turismo pedo-sessuale.
Il giovane rientrato nel bel paese venne presto assunto alla MV Agusta...per farsi bello spacciò per suo il tetro progetto del dephunto dottore Sbiellostine.
Fu così che l'infernale puzzle di rottami riprese vita nella forma attuale (cioè identico all'originale...) invadendo presto le strade di mezzo mondo sotto il nome coniato dallo stesso Sbiellostine, 1000 Necris.
Castiglioni, un romantico sognatore, chiaramente fu entusiasta del progetto...ma la notte non riusciva a prendere sonno...si insinuò in lui il tarlo del dubbio, sospettava che quel motoveicolo fosse in qualche modo collegato al Dott.Sbiellostine che tanto odiava...ma la verità non l'avrebbe mai scoperta...
Così come non l'avrebbero mai scoperta anche gli ignari acquirenti: un orribile incastro dei pezzi di cancello più orribili che si siano mai visti, fusi insieme da un cortocircuito + rogo di contadini incazzati.
La moto era maneggevole ma instabile come un gommone sull'oceano durante un'uragano.
Le finiture erano ridicole, molti componenti quali il motore e il telaio erano tenuti insieme da filo di ferro e fascette in plastica...i cultori dell'orrido andavano in visibilio.
I freni a tamburo si surriscaldavano anche se non azionati, l'erogazione del motore era asfittica e senza personalità, donando al veicolo delle mediocri prestazioni degne di un Vespone con il filtro dell'aria intasato.
Le vibrazioni del motore riuscivano talvolta a smontare completamente il veicolo lasciando i proprietari increduli.
Le sospensioni prive di freni idraulici le donavano un assetto spettacolare, l'estetica era lugubre e deforme mentre l'intero veicolo emanava un certo odore di carcassa di montone lasciata al sole.
La strumentazione era in decomposizione e le spie erano fulminate di serie.
Cercate una Necris in buone condizioni, la sua pregiata componentistica è materia per raffinati intenditori.
Papero
| Parametro | Voto* | Note |
| Accelerazione | 7 | Considerata la mole, il motore Etiope riesce a far bene il suo dovere |
| Frenata | 5 | L’ottone ricotto si scalda facilmente perdendo ogni capacità frenante dopo un paio di utilizzi. |
| Tenuta di strada | 4 | Il telaio e le sospensioni sono assolutamente sotto dimensionate al resto. |
| Confort | 8 | Se non si soffre di mal di mare si possono fare molti Km senza problemi. |
| Consumi | 1 | I consumi sono una croce per questo mezzo, il serbatoio può contenere carburante sufficiente a poche decine di Km. |
| Prezzo | 6 | E’ una moto molto apprezzata dagli intenditori, soprattutto dagli amanti dell’horror. |







