Metti per esempio un bel viaggio in India...
Ebbene si, la nostra redazione si è spinta addirittura in Asia stavolta, precisamente a Bangalore, India.
Una nazione piena di fascino che la TV nelle nostre comode case ci ha sempre dipinto come ricca di mistero, folclore e di una cultura davvero originale.
Il primo impatto con l'aeroporto tuttavia lascia perplessi e vi lascio immaginare il perché...
Bangalore, megalopoli da 5 milioni di abitanti nei primi istanti si presenta così: infrastrutture quasi inesistenti, strade e marciapiedi maltenuti, a tratti fatiscenti, traffico incredibile, confusione oltre ogni immaginazione e una strana fragranza nell'aria...
Ma passiamo oltre e approfondiamo l'argomento che più ci interessa, come vivono il motociclismo in India?
La moto, perlomeno a Bangalore, è diffusissima e se ne vedono davvero ovunque in considerazione del fatto che il clima è paradisiaco, mite per tutto l'anno.
La temperatura quasi mai durante la notte scende sotto i 20-22°C mentre il giorno, anche nei mesi estivi più caldi, raramente arriva a più di 34-36°C.
Il parco moto è composto essenzialmente da giapponesi di cilindrata piccola, in prevalenza Honda.
Quasi tutte le moto sono a 4 tempi e la cilindrata massima generalmente non supera i 150cc.
I consumi di questi mezzi sono ridicoli, quasi tutte oltrepassano, e di gran lunga, i 30 Km con un litro, ma non mancano alcuni modelli che promettono di percorrerne anche 70 !
Le prestazioni sono assolutamente in linea, al massimo questi veicoli arrivano poco oltre i 100 Kmh.
Diffusissima è la Honda Hero con una bella strumentazione digitale e fari posteriori a led, forse le uniche concessioni alla tecnologia moderna.
Sulle carenature di queste motoleggere si possono ammirare adesivi e grafiche vivacissime...ma abbinate a sezione dei pneumatici davvero esigue anche per un cinquantino nostrano di 20 anni fa
Molto diffuse anche Yamaha e Suzuki con alcuni modelli del passato anche a 2 tempi, sempre di cilindrata piccola.
Diffusissima anche la Vespa e molte moto della Royal Enfield, moto indiane ancora in produzione ma che si rifanno a un vecchio progetto del passato.
In India il casco non è obbligatorio, perlomeno è la conclusione a cui si arriva osservando il traffico.
Di solito viene indossato solo dal guidatore mentre i passeggeri ne fanno a meno.
In una sola moto ho contato fino a 4 passeggeri, tuttavia incontrarne 3 è del tutto normale.
Totale l' assenza di autovelox , radar o altri diabolici dispositivi per il controllo della velocità...gli unici dispositivi che ho potuto notare sulle strade al fine di ridurla sono dei dossi artificiali efficacissimi ma non segnalati, quasi a spigolo vivo.
Se per distrazione si affronta uno di questi dossi senza rallentare la distruzione della moto o auto è garantita , non male direi.
La condotta di guida in India è fenomenale ai nostri occhi: non esistono regole ma vale la legge del più forte.
Ad un ipotetico incrocio le gerarchie sono chiare e quindi in ordine otterranno la precedenza i seguenti veicoli, rigorosamente elencati per massa decrescente: camion con rimorchio, camion, trattore, furgone, SUV, auto, ape, moto, ciclomotore, bicicletta e pedone.
Quest' ultimo è il più disgraziato.
Spesso per attraversare una strada occorrono anche 10 minuti reali , nessuno si sognerebbe mai di darvi la precedenza sulle strisce pedonali.
Fuori concorso gli animali, con le vacche che svettano su tutti gli altri: grazie alla loro sacralità scorazzano indisturbate anche in mezzo alla strada e nessuno osa toccarle.
Come tutti gli indiani alla guida, i motociclisti fanno abbondante uso del clacson, ma attenzione, al contrario di noi italiani nessuno va in collera quando viene clacsonato, è solo un modo per avvertire gli altri e dire "hey, sono qui, non mi venire addosso...".
Le strade non sono il massimo per la guida sportiva, non vorrei sembrare offensivo nei confronti dei cari amici indiani ma spesso viaggiando per l'India si ha la sensazione che abbiano bombardato 10 minuti prima con una pattuglia di caccia F-16.
Buche e marciapiedi divelti assieme a cumuli di spazzatura sono lo standard pressoché ovunque ed è un vero peccato.
Mai nessun accenno di piega sportiva o anche solo un ragazzino che si diverta con una guida allegra, niente di tutto questo.
Come avrete capito la moto viene vissuta dagli indiani (ci sono delle rare eccezioni...) soltanto come un mezzo economico utile solo per la veloce mobilità urbana, senza subire gli incessanti rallentamenti dovuti all'incredibile traffico.
Ho provato a cercare anche un motoclub in Bangalore ma su internet ne ho trovato soltanto uno, composto da pochissime persone certamente molto abbienti (per entrare serviva una password), tuttavia la mancanza dell'indirizzo non mi ha permesso di andarli a visitare.
Dal punto di vista sportivo non sono a conoscenza di alcun campionato di motociclismo indiano e dopo una breve indagine tra decine e decine di amici e colleghi indiani sono giunto alla conclusione che i vari campioni di MotoGP, tipo Valentino Rossi & company, sono pressoché solo degli illustri sconosciuti.
Arrendiamoci all' evidenza dei fatti, il motociclismo in India è considerato come il gioco delle bocce in Italia...quasi zero.
Una sintetica nota sui caschi commercializzati in India: la fattura di questi oggetti è di qualità infima.
La maggior parte sono delicati e leggerissimi jet di marca sconosciuta, i pochi integrali spesso sono senza visiera e stranamente quasi tutti con un adesivo della Ferrari (?).
In un mese a Bangalore ho potuto vedere solo un casco degno di questo nome, ad un semaforo ho visto un motociclista con uno Shoei!
Non credevo ai miei occhi.
L'ultima considerazione riguarda la potenzialità future di un mercato vasto come l'India.
Al momento gli abitanti di questo grande paese asiatico ammontano a ben più di un miliardo: anno dopo anno il forte sviluppo economico comporta l'incremento numerico dei ceti più ricchi che pur rappresentando ancora una minima percentuale sul totale capirete che è pur sempre riferita ad un numero della popolazione enorme per cui i numeri sono già ora molto importanti.
Certamente negli anni a venire, se lo sviluppo delle vie di comunicazione come strade e autostrade sarà efficiente, i nuovi ricchi potranno godersi le loro moto con la fortuna di un clima adeguato tutto l' anno.
Al momento, oltre alla diffusa povertà, è proprio questo, probabilmente, l' aspetto che più frena l'espansione del motociclismo "passionale" e la diffusione di moto moderne e prestanti....la cronica mancanza di strade efficienti e sicure.
Un caro saluto a tutti gli amici indiani e i nostri migliori auguri al fine di vedere risolti, nel futuro, i problemi sociali e di infrastrutture che ancora affliggono questo paese.
"Papero"







